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USA VS IRAN

USA VS IRAN

Il generale iraniano Qassem Soleimani

Cosa è successo in questi giorni?

Il 3 Gennaio del 2020 un evento eclatante apre le danze a questo nuovo decennio.

Il generale iraniano Qassem Soleimani è assassinato all’ 1:20 da un attacco su Baghdad ordinato dal Presidente Donald Trump.

Capiamo però in maniera semplice cosa è successo, il perché e cosa comporta tutto questo.

Prenditi tre minuti, mettiti comodo e  goditi la tua pausa caffè.

Chi era Soleimani?

Nato nel 1957 vicino la sotrica città di Rabor un ragazzo taciturno e con un carisma da vendere si fa facilmente strada tra i ranghi delle milizie iraniane fino a diventare non un semplice generale, bensì il vero artefice della politica del suo Paese, intervenendo sui dossier più importanti quali per esmpio i confronti con Siria, Iraq, Libano, Israele e gli stessi Stati Uniti.

Era uno dei favoriti per la guida futura dell’Iran.

Ecco perché era noto come un temibile avversario politico e militare per USA e co.

Più volte è stato dato per morto, morti poi smentite tranne questa volta. Il 3 gennaio è stato davvero fatale per il grande Generale, poi pianto da milioni di persone presenti al suo funerale.

Come mai questa tensione tra USA ed Iran?

L’attentato a Baghdad è la risposta a varie mosse ostili da parte dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti, come gli attacchi condotti da forze terze ad insediamenti militari e diplomatici statunitensi o gli attacchi alle postazioni petrolifere degli stessi.

Il perché di tutto questo si suppone che sia in relazione ad una strategia rivoluzionaria dell’Iran per ottenere un egemonia regionale su quell’importante spicchio di globo caratterizzato principalmente da pochi attori di maggior peso (Israele, Arabia Saudita, Turchia ed Iran) e per il resto clan divisi per correnti religiose e culturali differenti.

Di risposta a questo pensiero rivoluzionario gli USA rispondono cercando di evitare questa presa di potere su una regione cruciale per scambi di merci e giacimenti petroliferi.

Difatti nel Vicino Oriente ci sono tre stretti da cui passa l’ottanta percento delle merci scambiate nel mondo:

  • Canale di Suez (Egitto)
  • Bab al-Mandab (Yemen)
  • Hormuz (da cui passa una parte cospicua del commercio di petrolio)

Inoltre l’Iran, possibile egemone regionale, avrebbe un’influenza notevole sull’Arabia Saudita, principale giacimento petrolifero al mondo.

Gli Stati Uniti preferiscono di gran lunga i sauditi agli iraniani, dato che questo è un popolo principalmente conservatore, che non utilizza i proventi derivanti dall’energia fossile per espandersi politicamente all’esterno e quindi non crea frizioni con l’estero. Cosa che l’Iran fa con una potenza come gli Stati Uniti.

Cosa ci si potrebbe aspettare?

Sicuramente quello che si potrebbe prospettare è una guerra asimmetrica, vista la differenza tra la più grande potenza al mondo (come sottolineato in un tweet di Trump dopo l’attacco) e una potenza si, ma di gran lunga inferiore agli avversari come l’Iran.

Questa guerra asimmetrica sarebbe caratterizzata da rappresaglie ed attentati.

Il clima degli ultimi giorni scongiura quella previsione fatta da alcuni di una possibile terza guerra mondiale, guerra che nessuno vuole. Tanti inoltre sono i tentativi da parte dei vari stati, attori principali dello scenario politico internazionale, di mitigare diplomaticamente le tensioni.

Focus sulle elezioni USA 2020

A spingere gli USA a intraprendere un’azione così rischiosa può essere stato una serie di strategie di politica interna ed estera. 

Da una parte, l’uccisione dell’architetto della strategia regionale iraniana, è indubbiamente un successo tattico che Trump può presentare ai cittadini statunitensi in campagna elettorale.

Si tratta però di una scommessa rischiosa, dato che se da un lato è un successo, dall’altro è invece dubbia la capacità e la disponibilità statunitense di fare fronte alle conseguenze che una mossa di questo tipo potrebbe avere, specie in prospettive di lungo periodo: motivo per cui pur essendo Soleimani sulla lista dei ricercati da anni, e relativamente ben individuabile, diverse amministrazioni precedenti a quella di Trump hanno rifiutato di dare il via libera all’operazione in passato.

Dal punto di vista della politica estera, invece, Trump ha agito in ossequio alla strategia della “massima pressione”, alla base della quale c’è l’idea, come già detto, che un Iran indebolito e piegato possa soccombere alle proprie richieste. La mancata risposta statunitense agli attacchi iraniani contro le petroliere nel Golfo, così come all’attacco dello scorso settembre agli impianti Saudi Aramco in Arabia Saudita, avrebbe trasmesso a Teheran un messaggio di impunità, in base al quale l’Iran si sarebbe sentito legittimato ad agire senza il timore della “punizione” statunitense. Colpendo una figura di spicco come Soleimani, Washington avrebbe ripristinato quella deterrenza che era andata perduta negli ultimi mesi, e avrebbe rimarcato quelle linee rosse che erano andate sbiadendosi in mezzo agli annunci di disimpegno statunitense dal fronte siriano a vantaggio della Turchia, e implicitamente dell’Iran. Anche in questo caso, però, l’incognita è rappresentata dal risultato dell’azzardo di Trump.

In questi mesi, la strategia di “massima pressione” non è risultata in un ritorno dell’Iran al tavolo negoziale, bensì in un preoccupante aumento della tensione e dell’instabilità nella regione, con il moltiplicarsi delle possibilità di conflitto. A farne le spese è stato anche e so

prattutto l’accordo sul nucleare (JCPOA), già precario dopo l’uscita degli USA, poi ulteriormente indebolito dalla ripresa graduale delle attività nucleari iraniane in risposta alla pressione Usa, e ora definitivamente appeso a un filo.

Conseguenze sull’economia?

Le tensioni hanno aumentato la volatilità dei mercati, ovvero un’alta variazione dei titoli finanziari in borsa. In particolare il mercato delle materie prime ne ha risentito abbastanza.

D’altra parte gli investitori stanno imparando a conoscere l’atteggiamento di Trump e difatti se all’inizio il mercato reagisce male (ovvero gli investitori tendono a vendere i titoli in cui hanno investito, causando un abbassamento del prezzo di questi) dopo poco la situazione si ristabilisce, come è successo in questo caso.

Questione di Impeachment?

Alcuni sostengono che l’azione comandata da Trump sia un modo per deviare l’attenzione dei cittadini americani da altre problematiche scomode in cui è coinvolto personalmente, dato che se Trump giustifica quest’azione come una misura per evitare l’escalation dell’Iran come spiegato prima, altri deputati statunitensi hanno reputato infondata questa ipotesi.   

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