SCOMMETTERE SULLE PANDEMIE: I CAT(ASTROPHE) – BOND

SCOMMETTERE SULLE PANDEMIE: I CAT(ASTROPHE) – BOND

Da quando l’ebola aveva sacrificato più di 11.000 persone in Africa, tra il 2014 e il 2016, le istituzioni internazionali hanno assunto una presa di posizione forte e decisa per contrastare la diffusione di virus ed epidemie nel mondo, al fine di finanziare e sostenere i paesi, soprattutto quelli con un’economia arretrata, con strumenti all’avanguardia per evitare la diffusione dei contagi e curare al meglio le persone infette.

È stato di questo lungimirante avviso l’allora presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, che seguendo la mission dell’Istituto di cui era a capo “di lottare contro la povertà e organizzare aiuti e finanziamenti agli stati in difficoltà”, nel 2017 istituisce il Pandemic Emergency Financing Facility (PEF), vale a dire un fondo di finanziamento destinato ai governi qualora si verificasse una vera e propria emergenza pandemica.

I metodi per la ricezione di denaro per questo fondo sono essenzialmente due:  uno “assicurativo” e l’altro “per cassa”. Quest’ultimo è il metodo più sicuro, poiché consiste nella raccolta dei contributi in denaro erogati dai Paesi più ricchi o da altri enti preposti per combattere le catastrofi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, questo metodo presenta delle lacune tempistiche dettate dalle negoziazioni e dalle trattative tra gli stati per stanziare finanziamenti al PEF.

Il primo metodo si presenta più efficiente, ed è legato dall’emissione da parte della World Bank di due tranche di cat-bond (da catastrophe), vere e proprie obbligazioni sulle catastrofi pandemiche: la classe A si applica ai caso di influenza pandemica e al coronavirus, per cui sono stati emessi 225 milioni di dollari e presentano un tetto massimo di perdite al 16,67% (37,5 milioni di dollari); la classe B presenta un rischio maggiore, complessivamente della perdita totale del capitale prestato, quindi più redditizio, ed è legato a delle casistiche più ampie, per cui sono stati emessi 95 milioni di dollari.

Queste obbligazioni sono state acquistate da investitori privati (Banche, istituti assicurativi, enti privati molto ricchi) nel Giugno del 2017, con una data di scadenza fissata al 15 Luglio 2020, prestando quindi alla Banca Mondiale ben 320 milioni di dollari, destinati poi al suddetto fondo.

Nonostante il contenuto particolare dell’operazione, la “legge” rimane la stessa: il rendimento che deriva dall’acquisizione di questo strumento finanziario è direttamente proporzionale al rischio assunto: 6,5% d’interesse sul capitale prestato corrisposti mensilmente per la prima classe di obbligazioni, mentre 11% di interesse corrisposti mensilmente per la seconda classe.

Insomma, un’operazione che presenta numeri da capogiro, considerato anche il periodo di rendimento dei tassi d’interesse sulle obbligazioni scambiate nel mercato finanziario, quasi tutti semestrali o addirittura annuali.

Un meccanismo controverso che presenta delle criticità

In altre parole, il PEF è nato come una sorta di “assicurazione” stipulata dalla Banca Mondiale, poiché ogni mese questa paga lauti interessi sulle cedole detenute da ogni investitore, e nel caso in cui entro la scadenza di questi prestiti fosse scoppiata una pandemia, la Banca Mondiale avrebbe utilizzato questo fondo per intervenire in aiuto dei paesi colpiti. A pagarne il costo quindi non sarebbe stata più la Banca, attraverso l’aiuto economico degli stati, ma la stessa parte del settore finanziario che ha in mano i titoli.

Lo scopo iniziale era lodevole, ma lo è molto meno l’attuazione di questo meccanismo.

Difatti, ci sono delle clausole molto stringenti che fanno scattare il diritto della Banca Mondiale ad utilizzare gli ingenti prestiti del PEF, che ricalcano l’importanza cruciale di un intervento tempestivo nella prima fase di un’epidemia, quella più importante.

Le clausole imposte sono:

  • Numero dei morti nel paese in cui è scaturito il contagio pari almeno a 2500
  • Almeno 20 vittime in un altro stato
  • Dichiarazione ufficiale di pandemia da parte dell’OMS
  • Periodo di 12 settimane trascorse dall’avvio dell’epidemia (dichiarato dall’OMS).

La prima critica mossa nei confronti del meccanismo del PEF risale al 2018, durante l’epidemia da virus ebola nella regione orientale di Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, che ha provocato 2000 decessi.                  Poiché non ci sono state almeno 20 vittime in un secondo stato, allora il fondo del PEF non è stato intaccato, rassicurando così gli investitori finanziari.

Nonostante in quell’occasione siano stati destinati comunque aiuti economici in Congo pari a 31 milioni di dollari, gli obbligazionisti hanno ricevuto premi in interessi pari a 75,5 milioni di dollari.

Sviluppi del Covid-19 sui cat-bond

Sembrerebbe che l’attuale situazione mondiale abbia “sbloccato” tutte le clausole necessarie per liberare l’intero fondo a favore dei paesi colpiti, soprattutto dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS dello scorso 11 Marzo, ma bisognerà attendere in primo luogo la data del 24 Marzo, quando terminerà il periodo di 12 settimane dalla dichiarazione di avvio dell’epidemia di coronavirus, fissato dall’OMS al 31 Dicembre 2019.

Anche un occhio non allenato a leggere temi finanziari può notare come il meccanismo di mancato rimborso agli investitori è molto lungo e si verifica dopo la certificazione di molti parametri.                                                    

Successivamente, il definitivo via libera spetta alla Air WorldWide Corporation, un’azienda assicurativa privata con sede a Boston, preposta ad hoc per certificare l’evento.

Negli ultimi giorni il costo delle singole obbligazioni è crollato, rispettando le aspettative del comportamento degli investitori dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS.

i Catastrophe bond, che nel mondo contano un valore di circa 37 miliardi di dollari, sono sicuramente una trovata molto particolare degli ingegneri della finanza per guadagnare molto, anche perché il loro rendimento è in gran parte non correlato con il rendimento di altri investimenti in reddito fisso o in azioni, pertanto le obbligazioni cat aiutano gli investitori a raggiungere la diversificazione di portafoglio.

Adesso i riflettori sono puntati sulla Banca Mondiale dalla quale, dopo le critiche ricevute per anteporre l’interesse degli obbligazionisti alle necessità reali degli stati in difficoltà, si aspettano delle risposte efficaci in linea ai suoi obiettivi di aiuto, contravvenendo al profitto in nome delle vittime.

[Articolo di Giuseppe Somma]

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