Sarebbe bastato essere un po’ più svedesi – il modello svedese per la gestione del virus

Sarebbe bastato essere un po’ più svedesi – il modello svedese per la gestione del virus

A fine aprile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, ha dichiarato che la Svezia dovrebbe essere il modello di riferimento per tutti i paesi durante la convivenza con il virus, quando dovranno essere allentate le misure di protezione che esistono finora in quasi tutto il mondo. Cerchiamo di capire le scelte di un paese che non ha mai imposto la quarantena e se le stesse misure potevano, o potranno, essere prese in Italia.

Il modello svedese si basa su poche regole che non hanno stravolto le attività sociali ed economiche del paese e che hanno consentito agli svedesi una certa liberà che noialtri, quasi barricati in casa, sogniamo. In particolare, i bar, i ristoranti e attività commerciali come i parrucchieri, sono rimasti aperti. Sono stati vietati assembramenti con un numero di persone superiori a 50, le code ai locali e le visite alle case di riposo (anche se quest’ultime, tardivamente). Tutte le altre disposizioni del governo, cioè diminuire le interazioni sociali o lo smart working, sono state espresse come raccomandazioni alla popolazione. L’auto- isolamento è stato solo raccomandato a persone deboli e agli over-70. Nella prima fase anche le scuole sono rimaste aperte, mentre ora le università e le scuole secondarie, propongono solo corsi online. I confini non sono stati chiusi, ma sono stati solo sconsigliati viaggi fuori dall’Europa.

La scelta del paese ha un duplice significato: prima di tutto riuscire a non inabissare l’economia, per non ritrovarsi a dover ripartire da zero quando tutto sarà finito, cercando anche di raggiungere l’immunità di gregge.

La Svezia è l’unico paese in Europa ad aver intrapreso questa strada e viene da chiedersi, dato che è tanto elogiata da un istituto come l’OMS, perché anche gli altri paesi non l’abbiano imboccata.

La prima ragione ce la danno i numeri. La densità di popolazione del paese scandinavo non è neanche paragonabile a quella italiana. In media in Italia troviamo 206 abitanti per km quadrato. La regione più popolata è la Campania, con una densità di popolazione media di 424 abitanti a km quadrato. Lo stesso valore per la Svezia è 20 abitanti per km quadrato. Per intenderci, la regione con l’indice più basso in Italia è la Valle d’Aosta, che supera comunque il paese scandinavo avendo un valore di 39 persone per km quadrato. Persino la città più popolosa della Svezia, Malmö, ha una densità che è simile a quella di Bolzano, 27° città più popolata d’Italia.

È evidente, già da questi numeri, che il distanziamento sociale richiesto (e non imposto) dalla Svezia, sia molto più complicato da attuare nel nostro paese, per le caratteristiche della popolazione e il numero di persone con cui effettivamente si potrebbe essere in contatto quotidianamente.

La seconda ragione è culturale. Non possiamo restare sopresi sapendo che esiste un abisso tra la nostra cultura e quella dei paesi scandinavi. È invece interessante comprendere come le differenze sociali giochino un ruolo fondamentale in questo contesto.

La strategia del governo svedese è di affidarsi al senso civico dei suoi abitanti e alla fiducia che questi hanno nelle istituzioni. Solo grazie a questi intrinsechi valori della società si sono potuti ottenere i risultati che vengono riconosciuti oggi. Purtroppo, gli italiani, nonostante abbiano battuto ogni pregiudizio, seguendo le direttive imposte durante la quarantena, meglio di quanto chiunque si aspettasse, sono di natura scettici di fronte ai pareri dei politici e degli esperti, molto spesso peccando di presunzione. Basti pensare agli odiati “moduli di autocertificazione”, che rappresentano in pieno la poca fiducia nelle intenzioni del prossimo, tipica della nostra cultura.

Un altro aspetto che ci distanzia enormemente, è il concetto di famiglia e l’importanza che diamo alle relazioni interpersonali. I bambini in Svezia vengono abituati sin da piccoli a non fare molto riferimento alle altre persone, ad essere indipendenti, rispetto a quelli italiani. Questo si riflette, in età adulta, in una minore esigenza di mantenere, per esempio, un attaccamento profondo alla propria famiglia di origine o di instaurare forti e numerosi legami di amicizia. La solitudine non spaventa gli svedesi: lo conferma il fatto che il 40% delle famiglie svedesi siano in realtà formate da single. In Italia, invece, patria dei “mammoni”, la famiglia è il pilastro della società. Molto spesso gli anziani vivono molto vicini agli altri membri della famiglia, se non insieme. I nonni sono anche la soluzione alle mancanze del sistema statale, essendo un supporto per i genitori lavoratori e molto spesso per i figli disoccupati. I contatti intergenerazionali quindi sono altissimi in Italia, mentre decisamente ridotti in Svezia, a confronto. Questo aspetto ha sicuramente inciso sulla propagazione del virus e doveva essere controllato in qualche modo dal governo italiano o il numero di persone messe a rischio sarebbe stato incredibilmente più alto.

I fatti comunque non danno completamente ragione alla Svezia: la sua strategia ha comunque portato a un numero altissimo di decessi, collocandola al primo posto per tasso di mortalità tra i paesi Scandinavi, considerando che la Norvegia e la Finlandia hanno invece imposto un duro lockdown e al decimo posto al mondo, considerando il rapporto tra decessi e popolazione. Nell’ultima settimana, poi, la Svezia ha avuto l’indice R, che definisce il numero di persone che un positivo può potenzialmente infettare, più alto del mondo. Inoltre, si calcola che circa il 25% degli abitanti di Stoccolma abbia effettivamente sviluppato anticorpi contro il virus, ma non si conosce ancora la percentuale esatta per raggiungere l’immunità di gregge.

Così, per rispondere alla domanda iniziale sul perché gli altri paesi, e in particolare l’Italia, non abbiamo attuato le stesse misure della Svezia, possiamo solo rispondere che quel modello, per funzionare, avrebbe bisogno che “diventassimo” molto più svedesi.

E chi è più diverso dagli svedesi, se non gli italiani?

[Articolo di Irene Falvo]

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