Data l’emergenza ormai conclamata soprattutto in Italia per il Covid-19 cerchiamo di approfondire in termini tecnici le vostre domande sul virus e rispondere ai vostri perché.

COS’E’ IL CORONAVIRUS?

I Coronavirus (CoV) sono una famiglia di virus, già conosciuti da tempo, patogeni per numerose specie di animali (mammiferi e uccelli) e responsabili di lievi patologie respiratorie (raffreddore comune, faringite) nell’uomo.

Fino a poco tempo fa erano noti solo due CoV patogeni per la specie umana, denominati rispettivamente HCoV-229E e HCoV-OC43. Questi due virus sono presenti ovunque e sono universalmente accettati come una della cause principali di affezione delle vie aeree superiori e, in particolare, del “raffreddore”.

Nel 2003, un terzo CoronaVirus è stato identificato nell’uomo, il SARS-CoV, come agente eziologico (agente che causa) della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). La SARS è caratterizzata da una “polmonite atipica” ovvero una polmonite interstiziale causata anche da altri virus, chlamydie e micoplasmi, diversa dalla “polmonite tipica” normalmente riscontrata in infezioni da pneumococco. 

Nel 2012, in Arabia Saudita è stato isolato un altro CoV, responsabile, questa volta, della MERS (Middle East Respiratory Syndrome). L’infezione mostrò una scarsa tendenza alla diffusione interumana, confinata a poche decine di casi nella penisola arabica.

COME SI MANIFESTA ESATTAMENTE IL VIRUS?

Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale. Generalmente i sintomi sono lievi ed a inizio lento. Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere.

La maggior parte delle persone (circa l’80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di cure speciali. Circa 1 persona su 6 con COVID-19 si ammala gravemente e sviluppa difficoltà respiratorie.

Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache. Al momento il tasso di mortalità è di circa il 3,4%. (Fonte OMS)

SE É UN VIRUS CHE CAUSA RAFFREDDORE PERCHÉ É COSÌ TEMUTO?

Così come avvenne nel 2003, è soprattutto per la assoluta NOVITA’ del nuovo 2019-nCoV che questo virus desta un grave allarme nelle autorità sanitarie di tutto il mondo. L’imprevedibilità del virus, di fatto, non consente alcuna previsione sul rischio di diffusione pandemica. Inoltre, non essendoci un vaccino, ad oggi unico vero metodo a disposizione per eradicare i virus, l’unico mezzo efficace di cura è la PREVENZIONE : motivo per cui nei Paesi interessati dai focolai epidemici, si è ricorsi a vecchie procedure empiriche, come l’isolamento e la quarantena di migliaia di soggetti (malati o che hanno avuto contatti con essi).

COSA E’ IL PERIODO DI INCUBAZIONE DI UN VIRUS?

Il periodo di incubazione di un virus (o un qualunque altro agente infettivo) è il tempo che intercorre tra la penetrazione del virus nell’organismo e il manifestarsi dei sintomi. In parole più semplici, dal momento in cui si viene a contatto col virus al momento in cui, nel caso del COVID-19, si avvertono tosse e febbre.

Il periodo di incubazione può variare da alcune ore ad alcuni mesi (in particolari agenti infettivi). È  stato stimato in media che il periodo di incubazione del nuovo virus sia circa di 14 giorni.

SI PUÒ  ESSERE CONTAGIOSI IN QUESTO PERIODO?

Sì. È esattamente ciò che è successo in Italia. Un soggetto, il presunto paziente 0 – che ad oggi non è ancora stato individuato – non ha manifestato sintomi per ben 2 settimane. Si suppone che sia un soggetto rientrato dalla Cina che, nonostante i dovuti controlli, sia sfuggito alla vista delle autorità sanitarie locali, poiché asintomatico (senza sintomi). Il tampone, qualora fosse stato fatto al presunto paziente 0, sarebbe potuto risultare negativo.

Esemplificando: paziente 0 incontra il virus alle ore 12.00, si reca dalle autorità competenti alle 12.10 per sottoporsi al tampone, dopo 4h l’esito del test risulterà quasi sicuramente negativo.

PERCHÉ IL TAMPONE PUÒ DARE UN FALSO NEGATIVO?

Come dall’esempio precedentemente, può accadere che un test presenti esiti negativi nonostante la presenza del virus nell’organismo. Questo può accadere, nei laboratori di microbiologia, per molteplici ragioni; a partire dalla scorretta procedura nel prelievo di materiale biologico, fino ad arrivare alla scorretta conservazione del campione.

Supponiamo che l’esecuzione del test nel nostro paziente 0 sia stata impeccabile allora perché è risultato negativo al tampone?

Il virus, una volta avvenuto il contatto col soggetto, necessita di tempo per potersi moltiplicare all’interno dei tessuti che più facilmente ne permettono la crescita. Il tampone altro non è che un ‘cotton fioc’ che preleva del materiale biologico (nel nostro caso cellule che si trovano nella mucosa faringea), per poi farlo analizzare da strutture specializzate tramite tecniche che riconoscono il DNA.

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