Intro

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), anche conosciuto come fondo salva-stati, rappresenta ad oggi uno dei temi più caldi nel dibattito Europeo circa il rilancio economico dell’Eurozona e dei Paesi più colpiti dall’emergenza CoVID-19.

Ideato nel 2010 e lanciato nel 2012, il MES nasce come risposta europea all’inasprirsi della crisi dei debiti pubblici, durante la Grande Recessione degli anni 2007-2013.

Con un capitale autorizzato pari a €700 miliardi, il MES può iniettare liquidità in forma di prestito nelle casse di Governi e banche degli Stati firmatari (tutti i 19 dell’Eurogruppo), con una potenza di fuoco fino a €500 miliardi in totale e con condizioni di accesso al meccanismo e di restituzione del capitale che vengono specificatamente decise di caso in caso.

Tra le ragioni di maggior criticismo all’adozione di questo strumento finanziario, due sono di particolare rilievo:

  1. Le severe condizioni cui gli Stati e le banche che usufruiscono del fondo devono sottostare, con potenziali ripercussioni sulle rispettive sovranità economica e fiscale
  2. Il processo di definizione dei vincoli contrattuali, rinegoziati di caso in caso e votati in consiglio in proporzione al valore delle quote versate nel fondo.  

In breve, un voto della Germania, maggior contribuente con €190 miliardi, vale 380 volte un voto di Malta, minor contribuente con €500 milioni. La preoccupazione, dunque, è che in Europa si imponga in maniera sempre più irreversibile l’ortodossa visione economica tedesca.

La negoziazione, però, è oggi intensa e, nell’incontro andato in scena il 9 aprile, il Consiglio Europeo ha varato delle modifiche nelle condizionalità del MES, che ne attenuano i rischi per gli Stati partecipanti e rappresentano un primo passo verso le posizioni sostenute da Italia, Francia e Spagna. Eppure, secondo molti esperti, inclusi Mario Draghi e Carlo Cottarelli, questo è ancora troppo poco per le necessità del nostro Paese.    

Cos’è?

Il MES è un’organizzazione internazionale a carattere regionale avente sede a Lussemburgo e nata nella forma giuridica di fondo finanziario europeo. La sua funzione è quella di garantire una fonte permanente di assistenza finanziaria per gli Stati membri e le loro banche in difficoltà.[1]

Ideato in occasione del Consiglio Ecofin di maggio 2010 e del Consiglio Europeo di marzo 2011, il MES è ufficialmente entrato in vigore l’8 ottobre 2012, come risposta all’inasprirsi della crisi dei debiti pubblici in Portogallo ed Irlanda, e per sostituire i precedenti programmi di finanziamento temporanei FESF (ndr., Strumento Europeo di Stabilità Finanziaria) e EFSM (ndr., Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria). Tutti gli stati firmatari, da questo momento in poi, hanno il diritto e la possibilità, secondo condizioni che vengono stabilite di caso in caso, di accedere a questi fondi.

In Italia il MES è stato approvato il 12 luglio 2012 dal Senato (con 191 favorevoli, 21 contrari e 15 astenuti), il 19 luglio dal Consiglio dei Ministri (con 380 favorevoli, 59 contrari e 36 astenuti) ed è stato depositato il 14 settembre 2012 dal Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano). Il governo in auge era guidato da Mario Monti (esecutivo 16 novembre 2011 – 28 aprile 2013). I voti contrari erano rappresentati da Lega Nord ed Italia dei Valori. Nel Partito della Libertà – favorevole al MES – gli unici in dissenso sono stati Guido Crosetto, Antonio Martino e Sabrina de Camillis.[2]

Come è capitalizzato

Il capitale sottoscritto in totale nel fondo del Meccanismo Europeo di Stabilità ammonta a €704.79 miliardi, 80 dei quali sono già stati versati dai Paesi membri. Il contributo di ognuno dei singoli Paesi è stabilito sulla base del PIL al momento dell’ideazione del fondo. La capacità di prestito massima è di €500 miliardi, raccolti con tassi di interesse favorevole sui mercati finanziari: i soldi dei contribuenti, infatti, assolvono alla sola funzione di garanzia del MES.

Membri MESCapitale sottoscritto          (€ miliardi)Percentuale complessiva di contributoPIL nominale 2010 (€ miliardi)Contributo in percentuale del PIL
Germania189,9126,94%33155,73%
Francia142,6120,23%25825,52%
Italia125,3217,78%20556,10%
Spagna83,2711,82%14095,91%
Paesi Bassi39,995,67%7835,11%
Belgio24,323,45%4655,23%
Grecia19,702,80%3056,46%
Austria19,472,76%3765,18%
Portogallo17,552,49%2297,67%
Finlandia12,571,78%2395,26%
Irlanda11,141,58%2045,46%
Slovacchia5,770,82%866,71%
Slovenia3,300,47%467,17%
Lituania2,860,41%377,74%
Lettonia1,940,27%248,06%
Lussemburgo1,750,25%523,37%
Cipro1,370,19%226,24%
Estonia1,300,18%196,85%
Malta0,630,09%87,92%
Totale704,79100%

Il MES, prima di erogare prestiti, raccoglie capitale dai mercati finanziari, tramite l’emissione di bond e titoli obbligazionari ad investitori istituzionali proveniente da tutto il mondo. Gli €80 miliardi versati ad oggi dai Paesi membri del MES hanno la sola funzione di garanzia delle operazioni del fondo. Essi possono solo essere investiti nel rispetto di strettissime linee guida in strumenti per la protezione del capitale ed a rischio zero – risk-free.

Grazie alla sua grande solidità – garantita dal supporto di alcuni tra i più potenti e solidi Paesi al mondo – il MES ha un forte credit rating, che permette l’accesso a tassi di mercato estremamente favorevoli e favorisce il finanziamento degli Stati membri in financial distress.

Come funziona

Il fine fondamentale del Meccanismo Europeo di Stabilità è quello di garantire condizioni favorevoli di accesso a capitali di finanziamento per tutti gli Stati e le banche firmatarie del programma. Questi finanziamenti vengono erogati nella forma di prestiti – capitale di debito – con rigidi vincoli contrattuali – condizionalità – ed il più alto livello di seniority: in caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati.

Esistono cinque distinti sistemi di intervento che il MES può azionare a garanzia della stabilità finanziaria dei propri membri:

  • Prestiti con condizionalità di interventi macroeconomici
  • Acquisti di titoli di debito sul mercato primario
  • Acquisti di titoli di debito sul mercato secondario
  • Linee di credito precauzionali
  • Prestiti per la ricapitalizzazione diretta ed indiretta di istituzioni finanziarie

I prestiti con condizionalità di interventi macroeconomici si propongono di prestare capitale a Stati membri del programma con ingenti necessità di liquidità e con precarie condizioni di accesso al mercato primario del debito – vale a dire a chi, a causa dell’innalzamento dei tassi di interesse, non fosse in grado di rifinanziare il proprio debito tramite l’emissione di obbligazioni. Ad oggi, questo programma è stato utilizzato da Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro e rappresenterebbe, per i prossimi mesi, la soluzione paventata da Germania ed Olanda per il rilancio dell’Eurozona.

L’acquisto di titoli di debito sul mercato primario consiste nell’acquisto da parte del MES di bond o altri titoli di debito emessi dagli Stati membri, nel caso in cui la domanda di mercato per queste securities sia insufficiente. Il beneficio apportato dal MES è quello di ridurre il rischio che l’asta per l’emissione dei titoli di Stato fallisca, con conseguente perdita di reputazione dello Stato emittente ed innalzamento dei suoi tassi di interesse – in risposta ad un aumento del rischio percepito dal mercato nell’investimento in tali titoli. Questa operazione è progettata come step finale di un programma di aggiustamento dei conti economici di Stati che già hanno avuto accesso a prestiti con condizionalità, e si apprestano a far ritorno sui mercati globali di capitale. Ad oggi, questo programma non è ancora stato utilizzato da nessuno Stato membro del MES.

Il MES può poi anche effettuare acquisto di titoli di debito sul mercato secondario, ovvero sul mercato mobiliare finanziario dove sono scambiati titoli già in circolazione. La funzione è quella di ridurre i tassi di interesse (che si traducono in spese finanziarie – per il ripagamento di titoli di stato emessi a tasso variabile) spinti al rialzo dalla mancanza di liquidità. Il MES, dunque, aumentando la liquidità di questi titoli, crea incentivo per gli investitori sul mercato ad investire sulle securities emesse dallo Stato emittente.

Le linee di credito precauzionali sono ideate per il supporto di robuste politiche di sviluppo economico ed industriale e la prevenzione di possibili crisi di liquidità. Possono accedere a questo strumento Paesi membri del MES in solide condizioni di salute economico-finanziaria, per assicurarsi un continuo accesso ai mercati di capitale rinforzando la credibilità delle loro performance macroeconomiche.

I prestiti per la ricapitalizzazione diretta ed indiretta di istituzioni finanziarie hanno la funzione, in caso di crisi del settore bancario, di evitare il contagio a macchia d’olio di asset di cattiva qualità nel settore finanziario – ciò che, molto in breve, è successo durante la crisi del 2008-2009. Il capitale disponibile in totale per l’impiego di questo strumento ammonta a €60 miliardi. Un esempio di capitalizzazione indiretta tramite MES del sistema bancario viene dalla Spagna, le cui banche hanno avuto accesso a questo sussidio per un ammontare di €41.3 miliardi tra 2012 e 2013.   

Ognuno dei cinque interventi è strettamente vincolato alla garanzia, da parte degli Stati che accedono al prestito, di emissione di riforme economiche, chiamate “condizionalità”. Queste condizionalità “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite” (art. 12 del Trattato di Lussemburgo) e si focalizzano su tre aree:

  • Consolidamento fiscale: misure per la riduzione dei costi e l’incremento dei ricavi statali – taglio spese pubbliche ed innalzamento delle tasse
  • Riforme strutturali: misure per aumentare il potenziale di crescita del Paese, creare lavoro, migliorare la competitività sui mercati finanziari
  • Riforme del settore finanziario: misure per rinforzare il sistema di supervisione bancario o ricapitalizzare le stesse banche.

In Grecia, per esempio, da ottobre 2011 ad aprile 2014 sono stati effettuati ben 2941 interventi legislativi, di natura fiscale e strutturale, per conformità alle rigorose condizioni imposte per il prestito dei €203.8 miliardi necessari per il suo salvataggio. Tra queste misure, è possibile individuare severi inasprimenti del regime tassativo, tagli ad educazione, sanità ed altre spese pubbliche.

Il rispetto delle condizionalità è poi periodicamente monitorato – tramite il cosiddetto Early Warning System – dal consiglio di amministrazione del MES, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea; solo in alcune circostanze, anche dal Fondo Monetario Internazionale. L’erogazione delle varie tranche del prestito è possibile solo in caso di piena ottemperanza ai vincoli macroeconomici contrattuali. In caso di inadempienza delle condizionalità e/o ritardi nel ripagamento delle rate del prestito, è prevista l’applicazione di interventi sanzionatori in forma monetaria e non: secondo gli articoli 4 e 8 del Trattato di Lussemburgo, lo Stato inadempiente “non può esercitare i propri diritti di voto per l’intera durata di suddette inottemperanze”.

Come è stato proposto nell’ultimo parlamento

Durante l’ultima e tanto discussa seduta del Parlamento Europeo, il MES è stato modificato eliminando tutte le condizionalità macroeconomiche esistenti, ed offrendo ad ogni Paese membro la possibilità di usufruire di prestiti pari al 2% del proprio PIL (per l’Italia si tratterebbe di €36 miliardi).

Questi soldi possono essere utilizzati solo per far fronte “in maniera diretta ed indiretta” all’emergenza sanitaria in essere, e rappresenterebbero uno dei quattro strumenti messi a disposizione dall’Europa per arginare la temuta recessione dei prossimi mesi. La posizione del Governo Italiano, tuttavia, sembra inamovibile: il MES, è infatti ritenuto un “meccanismo inadeguato e anche insufficiente per reagire a questa sfida epocale. Ha un regolamento pensato per shock asimmetrici e per reagire a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi. Adesso, invece, siamo di fronte al più grave shock economico affrontato dal dopoguerra ad oggi, che compromette fortemente il tessuto socio-economico europeo. Occorre una risposta forte, unitaria, tempestiva” – queste, in breve, le parole del Premier Giuseppe Conte in attesa che il round finale, in occasione del prossimo Eurogruppo, venga disputato.

[Articolo di Luciano Di Loreto]


[1]Commissione Europea (2018), “European Stability Mechanism (ESM)”. Disponibile qui: https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-financial-assistance/loan-programmes/european-stability-mechanism-esm_it

[2]Il Sole 24 Ore (2012), “Via libera a Fiscal compact e al meccanismo di stabilità a tutela dell’euro (Esm)”. Disponibile qui: https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-19/libera-ratifica-revisione-trattato-110709.shtml

[3]European Stability Mechanism (2020), “Lending Toolkit”. Disponibile qui: https://www.esm.europa.eu/assistance/lending-toolkit#lending_toolkit

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