“Avrei tanta voglia di parlare dalla trincea in cui da 40 giorni mi trovo con il dottor Borrelli e i nostri collaboratori, di parlare dei liberisti che emettono sentenze quotidiane da un divano con un cocktail in mano. Ma non lo farò, il mio dovere è lavorare”. A fare questa dichiarazione inusuale è Domenico Arcuri, commissario all’emergenza coronavirus, durante la conferenza stampa della Protezione Civile, inveendo contro “chi dice che il prezzo delle mascherine lo fa il mercato e non lo Stato”.

Come ben sappiamo, le decisioni del Governo Conte hanno l’obiettivo di allentare le misure restrittive attualmente in vigore dal prossimo 4 Maggio, con altre due date strategiche fissate al 18 Maggio e il 1° Giugno. Oltre a questi provvedimenti, domenica 26 Aprile il premier Conte ha annunciato che il Governo interverrà nell’economia per calmierare i prezzi delle mascherine chirurgiche, imponendo un prezzo al mercato pari a 0,50 euro.
Il motivo di questa decisione ce la spiega ancora Arcuri: “Prima della crisi una mascherina costava in Italia 0,08 euro l’una. Durante i primi giorni della crisi il prezzo era arrivato ad almeno 5 euro. Non esisteva una produzione nazionale di questi dispositivi, prima considerati beni di consumo marginale e diventati all’improvviso beni di consumo primari”. [1]

PER QUALE MOTIVO IL PREZZO DELLE MASCHERINE È AUMENTATO?

A dispetto di quanti penseranno che la risposta a questa domanda si ritrovi nella malafede delle aziende che distribuiscono mascherine al dettaglio a prezzi speculativi (alcuni, purtroppo sì), la spiegazione si ritrova in un fondamento economico.

Questo è il grafico che rappresenta la relazione tra domanda (D) e offerta (S) di un bene, supponiamo le mascherine chirurgiche, attraverso due variabili: la quantità posta all’asse delle ascisse (orizzontale) e il prezzo posto all’asse delle ordinate (verticale). La prima variabile è dipendente, vale a dire dipende dall’andamento della seconda variabile, cioè il prezzo, che è considerata quindi una variabile indipendente. Analizzando l’andamento della domanda delle mascherine, notiamo che sussiste una relazione inversa tra la quantità domandata e il prezzo: più aumenta il prezzo di un bene e meno beni saranno acquistati. Se il prezzo di un bene diminuisce, la quantità acquistata al contrario aumenterà.

Spostando l’attenzione all’andamento dell’offerta delle mascherine, si comprende come la relazione che lega la quantità offerta e il prezzo di vendita è diretta, in virtù della massimizzazione del profitto che ogni azienda persegue: più è alto il prezzo di un bene sul mercato e più le aziende saranno disposte a produrre più quantità possibile di quel bene.
L’intersezione tra la curva di domanda e la curva di offerta rappresenta il punto di equilibrio del mercato (E), cioè il punto in cui le contrattazioni tra le parti terminano, poiché rappresenta il prezzo e la quantità ottima delle mascherine sia per i consumatori che per le aziende.
Quindi, nella fattispecie per il prezzo delle mascherine, prima dello scoppio dell’epidemia il prezzo di equilibrio di mercato ammontava a circa 0,10 euro.

In seguito all’emergenza è avvenuto un eccesso di richiesta delle mascherine, quindi un aumento generale della domanda.

Guardando il grafico quindi, a parità di tutte le condizioni rispetto a prima (reddito delle persone, prezzo delle mascherine), la curva della domanda trasla verso destra (D’), creando un nuovo equilibrio di mercato (E’) con il lato dell’offerta che è rimasto stabile. Come si può notare, ad un aumento della quantità domandata da parte dei consumatori, il prezzo delle mascherine è aumentato perché le aziende devono far fronte ad una maggiore produzione di mascherine, sostenendo più costi e quindi far ricadere questo maggiore sforzo sul costo finale delle mascherine.
In questo momento ci sono due alternative per tamponare un eccesso di domanda: aumentare l’offerta e quindi la vendita di mascherine (ma questo si traduce in un ennesimo aumento del prezzo) oppure imporre un prezzo massimo alle aziende per vendere le mascherine, così da far diminuire il prezzo.

Prendiamo come esempio l’imposizione da parte del governo di un prezzo massimo di vendita delle mascherine da parte delle aziende.

Questa decisione farà spostare la curva dell’offerta verso il basso (S’), poiché è l’unico modo per diminuire il prezzo delle mascherine, creando così un nuovo equilibrio di mercato (E’’).
Ma quel vincolo di prezzo è sostenibile dalle imprese solo se riescono ad aumentare maggiormente la produzione rispetto a prima ma con un guadagno finale minore a quello precedente.
In caso contrario le imprese possono:

  • Decidere di non produrre più mascherine perché non conviene.
  • Spostare le proprie vendite verso l’estero nei paesi dove non esiste un prezzo massimo di vendita.

COSA STA ACCADENDO ADESSO IN ITALIA

Non si sono fatte attendere le prime risposte da parte delle aziende italiane che vendono mascherine. Il primo attore a lasciare il campo di vendita delle mascherine è stato il gruppo Crai, i cui dirigenti si dicono “costretti” a lasciare la vendita.

Alcune farmacie ed aziende hanno sicuramente speculato sul prezzo delle mascherine, come dimostrano i numeri consistenti di ispezioni condotte della Guardia di Finanza su tutto il territorio nazionale, e il numero altrettanto alto di denunce per l’applicazione di prezzi spropositato applicati alle mascherine. Ma a causa delle azioni in mala fede eseguite da pochi infatti tutti rischiano seriamente di pagarne le conseguenze. Le lamentele arrivano direttamente dalle dichiarazioni di farmacisti, che ovviamente non vorrebbero mai vendere un prodotto ad un prezzo inferiore rispetto ai costi che sostengono per reperire quello stesso bene. La morale invece è contrastante, in quanto gli stessi farmacisti non si priverebbero della possibilità di distribuire un bene che in questo periodo è di vitale importanza per la salute delle persone. [2] La richiesta alle autorità è la regolamentazione dell’intera filiera produttiva e distributiva delle mascherine, imponendo quindi vincoli da rispettare anche a monte.

[Articolo di Giuseppe Somma]

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