Le 5 fughe più stravaganti del muro di Berlino

Le 5 fughe più stravaganti del muro di Berlino

Durante i 28 anni di separazione dall’Occidente, numerosi sono stati i tentativi di fuga dall’Oriente. A separare i due mondi c’era il famigerato Muro, costruito proprio per bloccare l’emorragia di persone che raggiungevano la Germania dell’Ovest: dal 1949 al 1961, più di 2,6 milioni lasciarono la Germania dell’Est.

Col Muro che si stagliava insormontabile sul confine, solo poche migliaia di persone riuscirono in qualche modo a catapultarsi in Occidente ed altre, oltre 230, persero la vita nel disperato tentativo di aggirare i soldati che presidiavano l’ultimo baluardo dell’Oriente.

Alcune delle fughe sono, tra le altre, così rocambolesche da rendere l’idea del desiderio di libertà che spingeva le persone a rischiare la propria vita per poter oltrepassare il confine.

Vediamo insieme 5 delle più rocambolesche fughe attraverso il Muro di Berlino.

1. Il funambolo

Nella piazza di Potsdam un soldato della Germania dell’Est adopera delle cesoie sul filo spinato in cima al muro che divide Berlino, il 12 agosto del 1966.
(AP Photo/Herrmann)

A causa delle sue idee anti-comuniste, a Horst Klein, un trapezista, era stato vietato di esibirsi nella Germania Orientale. Così lui sfruttò la propria abilità da equilibrista per andarsene a Berlino Ovest. Nel dicembre del 1962 Klein si arrampicò su un palo della corrente vicino al Muro di Berlino e, in equilibrio sopra le pattuglie di guardia, si fece avanti un passo dopo l’altro sul cavo di alta tensione in disuso. Ad un tratto, però, le sue mani s’intorpidirono per il freddo, ebbe un sussulto e cadde rovinosamente dal filo rompendosi entrambe le braccia.  Ma ne valse la pena: era atterrato a Berlino Ovest.

2. In mongolfiera

La decisione maturò un anno prima, al culmine di una giornata tragica: l’adolescente Lukas Keller era stato ucciso nel tentativo di passare la frontiera a bordo di un bulldozer. Appresa la notizia e scossi dal dramma, gli Strelzyk e i Wetzel decisero che non potevano concepire il futuro dei propri figli in un paese così feroce nella repressione del desiderio di libertà. L’impresa venne a lungo preparata nel segreto di una soffitta, dove le due famiglie cucirono insieme dei pezzi di stoffa per formare un pallone aerostatico, azionato da bombole di propano acquistate sul mercato nero. Non riuscirono al primo tentativo e neppure al secondo, ma la notte del 16 settembre 1979 partirono nuovamente. Insieme ai quattro figli, le due coppie volarono per pochi minuti, finché il pallone non ebbe i primi problemi e furono costretti a scendere di quota e ad atterrare: le due famiglie, scoraggiate, stavano per desistere e tornare verso casa, quando incontrarono una guardia che li informò che invece ce l’avevano fatta: avevano raggiunto l’ovest.

3. Come talpe

In tanti cercarono di scappare attraverso i tunnel che correvano sottoterra tra le due Berlino. Ma spesso i percorsi erano sorvegliati e le fughe sotterranee fallivano. Ma nel 1964 30 studenti di Berlino Ovest scavarono un grande tunnel per aiutare i cugini dell’est a fuggire: il famoso Tunnel 57, a cui fu dedicato anche un film. Lungo 145 metri e alto un metro e mezzo, partiva dal seminterrato di un panificio e sbucava nel giardino di una casa: richiese diversi mesi di costruzione ma permise la fuga di 57 berlinesi dell’est. Quella fu la più grande fuga in massa nella storia del Muro di Berlino.

Il tunnel 57 correva per 145 metri a 12 metri di profondità tra Berlino Est e Berlino Ovest. Fu il cunicolo più lungo, più profondo e soprattutto che permise il passaggio del maggior numero di persone: 57.

4. Alla Robin Hood

Anche l’impresa di Holger Bethke fu premeditata scrupolosamente. Da quando suo fratello Ingo era riuscito a oltrepassare il confine a bordo di un improvvisato materassino sul fiume Elba, l’intera famiglia finì sotto indagine delle autorità della Germania Est. Allora Holger decise di preparare una fuga altrettanto audace. Prima di tutto fece pratica come arciere. Poi andò alla ricerca di un edificio abbastanza alto in prossimità del Muro. Infine, nel mese di maggio del 1983, salì sul tetto di un edificio di cinque piani e scoccò col suo arco una freccia attaccata a un cavo di metallo oltre il Muro. Ad attenderlo dall’altra parte c’era suo fratello Ingo, che legò il cavo alla propria automobile. Grazie a una carrucola, Holger trasformò la fune d’acciaio in una funivia rudimentale e scivolò sul cavo al di sopra del muro, ricongiungendosi col fratello a Berlino Ovest. Impresa da fare invidia ai più rocamboleschi film d’azione.

Berlinesi dell’Ovest osservano dei tedeschi dell’Est mentre scaricano lastre di cemento prefabbricate per rinforzare il muro a Wilhelm Strasse, il 12 settembre 1961.
(AP Photo/Eddie Worth, File)  

5. Con un semplice salto

I film tendono a descrivere le guardie di frontiera tedesche dell’Est come automi senz’anima, disposti a tutto per amore della “patria” e del comunismo. Eppure gli storici ci hanno rivelato che molti dei militari erano altrettanto disperati da voler fuggire. Ecco perché in tanti facevano richiesta per diventare guardia di frontiera. Si calcola che oltre 1300 soldati fuggirono solo nei primi due anni di esistenza del muro. La fuga più famosa fu forse quella di Conrad Schumann il 15 agosto 1961. Il muro era ancora in costruzione, in realtà c’era soltanto del filo spinato sorvegliato dai soldati dell’Est: erano passati soltanto 3 giorni dal blocco del libero passaggio tra il settore occidentale e quello orientale di Berlino. Schumann, un soldato impegnato nel presidiare il confine e allora diciannovenne, prese la rincorsa e con un balzo riuscì a oltrepassare la linea di separazione dei due mondi mentre un fotografo lo riprendeva a sua insaputa. La sua corsa divenne una delle immagini simbolo della Guerra Fredda e il ragazzo passò alla storia come il soldato che saltò il Muro di Berlino.

Il soldato Conrad Shumann corre per saltare il filo spinato che lo separa da Berlino Ovest: disertore per la libertà.
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