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La Questione Curda

La Questione Curda

LA STORIA DI UN POPOLO SENZA TERRA ED IN CONTINUA LOTTA

Partiamo dal principio: chi sono i curdi?
Il popolo curdo è un gruppo etnico originario dell’Asia occidentale. Parlando in termini geografici, questa zona è prevalentemente montuosa e prende il nome di Kurdistan e comprende la Turchia sud-orientale, l’Iran nord-occidentale, l’Iraq settentrionale e la Siria settentrionale.

Questa vastissima area è stata la parte più prolifica e ricca dell’Impero Ottomano, il quale è durato ben 623 anni, dissoltosi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.
Nel 1920, a seguito degli armistizi tra le potenze mondiali, fu firmato il trattato di Sèvres nel quale, agli articoli 62-64, garantiva ai curdi la possibilità di ottenere l’indipendenza all’interno di uno Stato limitato da dei confini concordati da una commissione della Società delle Nazioni unite (attualmente ONU). Questo accordo però fu ratificato tre anni più tardi, nel 1923 con il Trattato di Losanna, a seguito della forte opposizione a questo accordo di Mustafa Kemal Ataturk, il primo Presidente della Turchia, il quale vinse la guerra d’indipendenza turca, vanificando così le speranze del popolo curdo nell’ottenere un proprio stato autonomo. Ma le decisioni trattate a tavolino da parte dei vincitori e dai vinti della Grande Guerra non fecero altro che fomentare le rivendicazioni territoriali da parte dei curdi nei quattro Stati in cui erano definiti una minoranza etnica, subendo spesso delle forti repressioni: in Iran, i curdi iraniani hanno subito molti soprusi e torture, soprattutto le donne, le quali venivano spesso violentate sessualmente; in Iraq i curdi rappresentano circa un quinto dell’intera popolazione irachena. La loro forma di resistenza alle repressioni è stata quella storicamente più organizzata, nonostante le deportazioni di migliaia di curdi durante la guerra tra Iran e Iraq. La persecuzione si fece più cruenta con l’ascesa a potere di Saddam Hussein. La presidenza del dittatore portò un conto salatissimo di sparizioni, arresti, esecuzioni di massa e l’utilizzo di attacchi chimici: più di 100.000 civili curdi morti, condannati anche dalla Corte Internazionale dell’Aia come genocidi, che hanno costretto il popolo curdo a fuggire da una situazione diventata insostenibile, dirigendosi soprattutto verso la Turchia. Ed è proprio da parte del Governo turco capeggiato da Recep Tayyip Erdoğan che negli ultimi anni si stanno verificando continui attacchi al popolo curdo che vivono al confine tra la Turchia e la Siria.

LA SITUAZIONE DEI CURDI IN SIRIA

Ora c’è da capire una cosa: che ruolo ha la Siria nello scacchiere geopolitico del popolo curdo?
Il punto di partenza per arrivare alla, o per meglio dire, alle risposte definitive di questa domanda si cela in un anno molto particolare e delicato per gli Stati del medio-oriente occidentale e dell’Africa del Nord, il 2011. In quest’anno nei suddetti Stati ha inizio la “Primavera araba”, un termine coniato per indicare una serie di proteste ed agitazioni da parte di ribelli per rivendicare le libertà civili. Ma la lotta armata fra le forze governative e quelle di opposizioni in Siria ha inizio effettivamente nel 2012. Per queste ragioni, le forze siriane che erano presenti al Nord-Est della Nazione sono state costrette ad abbandonare le zone in cui erano insediati per concentrarsi nelle città centrali della Siria, dove la guerra continuava imperterrita, favorendo la concentrazione delle milizie curde che vivevano già in quella zona, e che rappresentavano e rappresentano tuttora circa il 5% della popolazione siriana. Il controllo territoriale era stato affidato alle organizzazioni armate della Unità di Protezione Popolare (YPG), che nasce nel 2004 come componente armata del Partito dell’Unione Democratica (PYD), che rappresenta il Partito politico curdo. Dal 2013 si affiancano alla causa anche le brigate femminili della Unità di Protezione delle Donne (YPJ), che alla fine del 2014 contavano quasi 10.000 donne volontarie militari curde.                                                                                                                                                                

La svolta avviene nel 2014 quando le tre organizzazioni che rappresentavano in modo completo il popolo curdo che viveva nelle zone al confine con la Turchia approvarono il contratto sociale del Rojava, dando vita, finalmente, al proprio Stato autonomo. Una volta costituito lo stato curdo nella Siria, le milizie curde  del YPG e YPJ hanno preso parte anch’essi alla guerra civile che ormai andava avanti da due anni, non schierandosi inizialmente né tra le file delle forze governative siriane e tantomeno di quelle ribelli, quest’ultimi appoggiati oltre che dai più potenti stati mondiali, come gli USA e la Francia, anche dalla Turchia di Erdogan, che finanzia economicamente e militarmente maggiormente i ribelli che si oppongono al Presidente siriano Al-Assad.

I combattenti che hanno ripiegato l’ISIS                                                        

Parallelamente a questa guerra, in Siria si stava consumando anche un conflitto che vedeva tra gli attori principali lo stato islamico, più comunemente conosciuto come ISIS, che aveva conquistato una grande porzione di territorio durante la guerra civile, controllata militarmente fino al 2017. Le zone conquistate dai fondamentalisti religiosi si trovavano in prevalenza nella Siria del Nord Orientale, proprio dove nel 2014 si era costituito lo stato autonomo dei curdi, il Rojava. La temporanea sconfitta dell’ISIS la si deve grazie soprattutto agli interventi militari delle milizie curde appoggiati dalle forze statunitensi che, ad oggi, hanno quasi completamente liberato la zona, espandendo così i territori liberati e conquistati modellando lo stato del Rojava.

ACCADIMENTI ATTUALI IN SIRIA                    

Mercoledì 9 Ottobre 2019, per richiesta del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, le truppe americane che si trovavano al confine nel Nord-Est della Siria eseguono l’ordine di ritiro della Casa Bianca, dando così il via alla quinta operazione militare turca in Siria dal 2015, denominata Fonte di pace. Lo scopo dell’operazione guidata da Erdogan è creare una zona cuscinetto nella zona occupata dai curdi che confina con la Turchia, poiché lo Stato turco considera le milizie dell’YPG come un’organizzazione terroristica, affiliata al Partito curdo dei lavoratori (PKK), che nel secolo scorso attraverso l’organizzazione militare rivendicava lo Stato del Kurdistan Turco eseguendo attentati contro il Governo. Ma pochi giorni dopo il conflitto, sale in cattedra lo stato siriano, con il presidente Bashar Al Assad che decide di dispiegare le forze militari siriane a fianco dei curdi in rivolta. Ad oggi il conflitto continua da quasi due mesi. Alcune fonti divulgano persino la presenza di terroristi jihadisti islamici tra le fila dell’esercito turco, ed il conto delle vittime cresce di giorno in giorno.

L’Unione Europea resta in silenzio davanti a questo scempio umano e lo stesso presidente degli USA Donald Trump ha dichiarato che i ricchi giacimenti petroliferi di quella zona incarnano la motivazione per cui quella zona era presidiata dai militari statunitensi.

La speranza è che l’epilogo della storia di un popolo nato in rivolta sia un futuro di libertà, giustizia e uguaglianza sociale.                                                        

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