Il sistema sanitario in US

Il sistema sanitario in US

Why are we the only major country which does not guarantee healthcare to all people as a human right?”. È così che, in piena crisi CoVID-19, il senator Bernie Sanders apre il dibattito presidenziale democratico con l’ex-vicepresidente (ed altro principale candidato del democratic party) Joe Biden. Gli Stati Uniti d’America infatti, insieme a Messico e Turchia, sono gli unici tre Paesi industrializzati che non offrono una copertura sanitaria universale.

Il sistema sanitario americano è piuttosto complesso, e da sempre rappresenta uno dei più fervidi argomenti di dibattito all’interno del Governo statunitense. Esso è un sistema di tipo privatistico e dunque non garantisce, a differenza del sistema sanitario Europeo, libero e gratuito accesso a tutti i cittadini.

L’accesso alle cure è subordinato alla stipula di una polizza assicurativa, ed è agevolato, solo per alcune fasce sociali, da due programmi pubblici assistenziali: Medicare e Medicaid. L’alternativa è il pagamento in cash delle esose medical fees.

Secondo uno studio della rivista scientifica eHealth, ogni famiglia statunitense spende in media $1168 al mese in premi assicurativi che dipendono da due fattori fondamentali:

  • elementi di rischio individual-specific, quali presenza di patologie pregresse, abitudine al fumo, obesità;
  • calibrazione del deductible (franchigia), ovvero la quota di danno che rimane in ogni caso a carico dell’assicurato.

In altre parole, un individuo cardiopatico, fumatore e con un contratto zero-deductible (che cioè, in caso di sinistro sanitario, ricopre ogni spesa), rappresenta un rischio più alto e dunque paga un premio assicurativo maggiore rispetto ad un individuo in salute e con ampia franchigia. Queste assicurazioni sono tipicamente negoziate con il datore di lavoro, che mensilmente detrae le quote dallo stipendio, e gestisce, all’evenienza, i pagamenti delle spese sanitarie di tutti i suoi dipendenti.

Medicare e Medicaid, poi, sono due programmi di assistenza sanitaria pubblica rivolti a fasce sociali protette, quali rispettivamente tutti gli over 65 e tutti coloro i quali dichiarano un reddito annuo non superiore agli $11,500. Per rendere l’idea dell’ampiezza dello spettro di copertura di questi servizi assicurativi, è utile notare che nel 2016 circa 57 milioni di persone (20% della popolazione US) hanno beneficiato della copertura di Medicare, e, nel 2017, più di 74 milioni di persone (25%) erano registrate al servizio Medicaid.

Infine, gli oltre 30 milioni di statunitensi che non dispongono di alcuna copertura assicurativa, sono costretti, in caso di necessità, a sobbarcarsi spese mediche che possono variare dai $150 per una semplice visita base al pronto soccorso, ad oltre $200,000 per il trattamento chirurgico di un carcinoma mammario. Queste cifre, inoltre, variano moltissimo a seconda dello Stato americano, toccando i picchi più alti a New York ed in California dove la sola chiamata di un’ambulanza può arrivare a costare fino a $1200.

Una svolta saliente nella configurazione del sistema sanitario statunitense ha avuto luogo nel 2010, con l’emanazione, da parte di Barack Obama, della riforma sanitaria detta poi Obamacare.

I punti cardine della riforma si basavano su un ampio sistema di incentivi volto a raggiungere la copertura globale dei cittadini statunitensi. Sebbene Trump, dopo il suo insediamento nel 2017, abbia fortemente ostracizzato questa misura e proposto l’alternativo America Healthcare Act, il senato americano si è rigidamente opposto. Ad oggi, a seguito dell’emanazione dell’Obamacare, più di 23.5 milioni di americani (8% della popolazione) hanno avuto accesso al sistema sanitario assicurativo.

Secondo uno studio della London School of Economics, la sanità americana, pur in larga parte in mano al privato, costa allo Stato quasi il doppio di quella dei paesi europei e produce risultati peggiori, aspettative di vita più basse e mortalità infantile più alta. Secondo i dati della World Health Organization, nel 2017 gli USA hanno speso per l’assistenza sanitaria oltre $7200 miliardi, pari al 17.2% del GDP. L’Italia, che pure garantisce copertura sanitaria universale, ha invece speso l’8.8% del PIL; Germania e Francia l’11%; la Spagna il 9%.

Ad oggi, con le elezioni amministrative all’orizzonte (novembre 2020), il tema healthcare torna alla ribalta in US. Quali potrebbero essere le prossime evoluzioni, in caso di vittoria dei democratici? E Trump, se dovesse rimanere al potere, riuscirebbe a consolidare la sua posizione in modo da abolire definitivamente l’Obamacare?

[Articolo di Luciano Di Loreto, Raffaella Ferrara]

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