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Il populismo: che cosa è?

Il populismo: che cosa è?

 La parola “populismo” è ormai onnipresente nel dibattito pubblico e nelle conversazioni quotidiane: è così presente e comune che rischia di diventare una parola vuota, di perdere significato, seppure tale fenomeno abbia una ragguardevole ricaduta sulla società, sull’economia, sulla finanza, oltre che sulla politica. Inoltre, negli ultimi anni l’accusa di populismo è entrata prepotentemente nel dibattito politico, divenendo un’arma di delegittimazione dell’avversario. Tutto ciò rende difficile dare una definizione del populismo lungi da banalizzazioni e qualunquismi.

Ma partiamo dalla definizione che il vocabolario Treccani riporta:

‘il populismo è un atteggiamento ideologico che, sulla base di principi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi’.

Interpretando in maniera più generale e contestualizzata, al populismo si associa quindi una ideologia che considera la società come essenzialmente separata in due gruppi antagonisti, le gente normale contro l’élite corrotta, e che afferma che la politica dovrebbe essere un’espressione della volontà generale delle persone. In sostanza in questa ideologia si nasconde l’idea che “il popolo” abbia sempre ragione, e che affidarsi al popolo –soprattutto attraverso applicazioni di democrazia diretta, invece che rappresentativa, o tramite referendum– sia l’approccio migliore per le decisioni politiche.

Nell’uso del termine populismo c’è anche un forte riferimento ai modi con cui il messaggio politico è trasmesso, principalmente attraverso la demagogia, ovvero l’assecondare (soprattutto a parole) le aspettative dei cittadini, qualunque esse siano, per ottenerne consenso. Ma senz’altro l’accezione più importante del termine populismo è quella che si riferisce all’esaltazione del mondo popolare e di tutto ciò che ne riguarda, in contrapposizione a ciò che conferisce alle “élite”.

Populismo e democrazia sono la stessa cosa?

In realtà democrazia e populismo non coincidono: la prima è un sistema di funzionamento della rappresentanza; mentre il populismo è un’ideologia, che qualche decennio fa era basata su slogan e adunate oceaniche, oggi sempre di più sul potere pervasivo dei media e, soprattutto, del Web. Tale ideologia si traduce in pratica in una rivolta del popolo contro le élite, dei comuni cittadini contro l’establishment, dell’uomo della strada contro gli intellettuali: risulta così essere un sommovimento montato dal basso a causa del quale i partiti tradizionali hanno visto sgretolarsi voti e consenso sotto i loro piedi nel giro di pochi anni.

Il populismo è un bene o un male?

Donald J. Trump; Matteo Salvini e Marine Le Pen.
Principali esponenti al mondo del populismo

In quanto ideologia, il populismo è teoricamente in buona fede (anche se di buone intenzioni è soltanto ammantato): in realtà, nella gran parte dei casi storici e nell’attualità, esso è diventato più una forma di propaganda politica strumentale, spesso insincera, con la quale aspiranti o affermati leader politici cercano il consenso popolare attraverso una retorica che blandisce gli elettori e li fa sentire speciali, soprattutto per attenuare e lenire il percepito senso di discriminazione della gran parte di loro.

Esiste soltanto una forma di populismo?

Essendo il populismo strutturato attorno all’opposizione tra il “popolo” e le “élite” e considerando l’indeterminatezza riguardo cosa è il popolo e chi sono le élite -due termini che possono essere variamente e diversamente interpretati-, le caratteristiche di partiti e movimenti populisti nel corso della storia sono state molteplici e trasversali. Basta pensare alle recenti  ascese politiche (Trump, Farage, Tsipras, Grillo, Podemos, Le Pen) tutte molto diversificate tra loro, ma complessivamente basate su una comune contestazione delle classi dirigenti, soprattutto politiche.

Ma a cosa è dovuta la recente diffusione del populismo?

Fonte: http://time-price-research-astrofin.blogspot.com/2017/03/the-developed-world-populism-index-ray.html?m=1

Visto il recente divampare di questo fenomeno politico e sociale, con la sua diffusione e radicalizzazione nella maggior parte dei Paesi europei e non solo, sorge spontanea la domanda sulle cause che possono averlo alimentato.

Sicuramente si può affermare che tali cause siano legate all’idea stessa di democrazia, alla tensione strutturale tra ciò che democrazia significa ed evoca idealmente nelle menti dei cittadini (il governo del popolo) e il suo concreto funzionamento, basato su elezioni, procedure e compromessi. Il populismo è intrinseco a queste contraddizioni, ed ha tanto più successo quanto più il divario tra i due significati si amplia nelle percezioni dei cittadini. Inoltre è innegabile la diffusione del malcontento dei cittadini, i quali nutrono sempre più disaffezione nei confronti della classe politica, giudicata incapace di rappresentare efficacemente la volontà del popolo. Così i cittadini si sono scagliati contro le leggi della finanza e del mercato a livello planetario ritenute spietate, senza bilanciamento, senza la regolamentazione di un governo politico mondiale; si è denunciata la classe politica di aver smesso di essere la voce delle persone ma piuttosto la voce di lobby, gruppi di interesse, élite culturali, economiche, sociali; si incolpano gli intellettuali e i giornalisti di non dare una visione del mondo verso la quale tendere, di non aiutare a comprendere la realtà che ci circonda. I cittadini nutrono la percezione che le loro scelte elettorali non hanno più alcun peso nel determinare le proprie condizioni di vita per cui tendono a rifiutare in blocco la politica, per affidarsi all’anti-politica, ovvero il populismo.

Resta però il dubbio se sia davvero una questione di degrado della classe politica e di problematicità economiche-finanziarie che fa avvicinare le persone al populismo o se sia una questione culturale dovuto a un atteggiamento immaturo e restio di fronte ai cambiamenti del nostro tempo, come la globalizzazione e l’immigrazione, un atteggiamento che incentiva a dare risposte semplicistiche e superficiali ai grandi problemi che innegabilmente sono presenti nella società attuale.

Qual è l’antidoto al populismo?

Ci troviamo in un periodo in cui sembra che tutti siano populisti. Questo può derivare dal fatto che è diventato sempre più comune, anche per gli attori politici tradizionali, utilizzare uno stile comunicativo che comprende un linguaggio semplice e banale, fatto di slogan e tweet, con il ripetuto sostegno dell’opposizione manichea tra “noi” e “loro”, con il ruolo sempre più predominante di un leader, con la rottura di regole e tabù che tradizionalmente caratterizzavano la vita politica.

Tra le critiche mosse dai populisti spiccano la richiesta di stare più a contatto col «territorio» e con la «gente» e ascoltare e acconsentire alla volontà generale: questo può anche essere una buona cosa (è innegabile che, in una democrazia, ciò che fa appello alla volontà di una maggioranza potrebbe essere buona cosa) a patto che il popolo sia informato, principale presupposto della democrazia.

Infatti, una democrazia è un sistema di funzionamento delle comunità auspicabile, efficace e giusto perché consente che le opinioni e le scelte di tutti abbiano un peso, ma lo è solo se quelle opinioni e scelte sono informate, se nascono da dati sufficientemente completi e non falsi. Altrimenti è solo un sistema giusto in principio, ma fallimentare e controproducente: una democrazia disinformata genera mostri peggiori di una dittatura illuminata, per dirla grossa. Funzionano bene le democrazie in cui i cittadini sono informati correttamente, e male quelle in cui non lo sono. Frequentemente nel populismo si assiste invece all’appello alla volontà popolare coordinato con un investimento deliberato sulla disinformazione dei cittadini: propaganda invece che informazione, o post-verità, se volete.

Oggi è comune osservare leader populisti tanto infervorati nel dichiarare di agire in nome della volontà popolare quanto impegnati in deliberate campagne di disinformazione. Chi prova a informare meglio è accusato di appartenere a misteriose lobby o al “vecchio sistema” e di volere bloccare il presunto “cambiamento”. In altre parole, l’opinione pubblica viene (ri)plasmata sfruttando contraddizioni e disagi (per esempio incoraggiando la xenofobia) per renderla in sintonia col leader carismatico di turno.

Insomma, sicuramente l’antidoto migliore al virus del populismo risiede nell’informazione. E tale antidoto si può assumere semplicemente anche durante una pausa cafè, magari leggendo un nostro articolo.

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