Il 12 febbraio l’aula del senato ha autorizzato il processo contro Matteo Salvini, leader della Lega ed ex ministro dell’interno, accusato di sequestro di persona aggravato (in violazione dell’articolo 605, commi primo, secondo – punto 2 – e terzo del codice penale) dal tribunale dei ministri di Catania, per aver impedito a 131 persone di sbarcare in Italia dopo essere state soccorse dalla nave della guardia costiera italiana Gregoretti nel luglio del 2019.

La giunta del senato per le immunità e le autorizzazioni a procedere, organo che ha il compito specifico di valutare, caso per caso, la legittimità della richiesta di arresto (in questo caso a Salvini), aveva già autorizzato il procedimento, grazie a un inaspettato voto favorevole della Lega, indirizzato dallo stesso leader della Lega, il 20 gennaio.

L’ex ministro dell’interno Salvini si è difeso in aula accusando il resto del governo (presidente del consiglio Giuseppe Conte e ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli) di aver condiviso con lui la decisione di bloccare i naufraghi e l’equipaggio della nave militare italiana per cinque giorni e dicendo di aver agito per difendere l’interesse nazionale.

IL RIASSUNTO DI QUELLE GIORNATE CALDE

Il 25 luglio 2019 alle 18.30 il comandante della nave Gregoretti, unità navale della Guardia Costiera Italiana, ha ricevuto l’ordine di dirigersi a nord di Lampedusa per trasbordare un centinaio di persone soccorse da un pattugliatore della guardia di finanza e da una motovedetta della guardia costiera in due diverse operazioni. Il giorno successivo, a trasbordi effettuati, la capitaneria di porto ha ordinato alla nave di dirigersi verso il porto di Catania, dove gli è stato fornito un punto di fonda.

Il 27 luglio è stato ufficialmente richiesto un porto di sbarco, ma è stato comunicato alla nave militare italiana di dirigersi verso il porto militare di Augusta, dove è stata ormeggiata all’alba del 28 luglio.

Il ministero dell’interno, allora presieduto proprio dal capo del Carroccio,  secondo quanto documentato dalle capitanerie, era stato informato dei soccorsi avvenuti nella zona di soccorso maltese sotto il coordinamento della autorità italiane e della richiesta da parte della nave Gregoretti di un porto di sbarco a partire dal 27 luglio, ma ha negato l’autorizzazione all’approdo fino al 31 luglio, tenendo bloccate le persone, tra cui una ventina di minorenni, a bordo della nave, che tra le altre cose, non era attrezzata per trasportare così tante persone e disponeva di un solo bagno. Secondo quanto ricostruito dal tribunale dei ministri, a bordo alcuni dei migranti avevano delle malattie infettive come la scabbia, documentate dal medico di bordo del CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta), confermati poi da un’ispezione sanitaria.

Per il tribunale dei ministri, quindi, Salvini avrebbe abusato del suo potere di ministro per privare della libertà personale le persone a bordo della Gregoretti per una quantità di tempo “apprezzabile” e al di fuori dei casi consentiti dalla legge.

Per i giudici, inoltre, è altrettanto chiaro che i soccorsi sono avvenuti con il coordinamento italiano, su richiesta delle autorità maltesi e che quindi fosse una responsabilità delle autorità italiane indicare un porto di sbarco.

Nel caso Gregoretti, Salvini si è difeso dicendo di aver agito in accordo con il resto del governo e di aver tutelato l’interesse nazionale della “difesa dei confini”, ha anche detto di volersi sottoporre alla giustizia per provare la sua innocenza. Proprio la sussistenza “di un preminente interesse pubblico” era l’oggetto della decisione dell’aula.

Adesso, sarà interessante capire in che modo Matteo Salvini si difenderà in via legale.

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