Cassa di integrazione: cos’è e a cosa serve?

Cassa di integrazione: cos’è e a cosa serve?

Oltre all’attuale emergenza sanitaria, la pandemia da coronavirus minaccia pericolosamente anche l’economia del nostro Paese.

Per tamponare le pesanti ripercussioni sull’economia e per fronteggiare le conseguenze del blocco della maggior parte delle attività produttive e commerciali, il governo ha approvato il decreto “Cura Italia”, il quale tra le principali misure annovera anche l’estensione a tutte le imprese e a tutti i lavoratori dipendenti della possibilità di accedere alla cassa integrazione, uno dei principali ammortizzatori sociali in Italia.

La cassa integrazione è in sostanza un sussidio gestito dall’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), che in particolari condizioni viene erogato ai lavoratori di cui un’azienda non ha più bisogno, oppure ha un bisogno limitato, per un certo periodo di tempo. Lo scopo della cassa integrazione, quindi, è proteggere i posti di lavoro durante crisi passeggere o particolari situazioni momentanee.

Questo sussidio può essere parziale, quando i lavoratori subiscono soltanto una riduzione dell’orario di lavoro, oppure totale, se i lavoratori vengono lasciati a casa, e in questo secondo caso si chiama “cassa integrazione a zero ore”. In genere la cassa integrazione garantisce l’80 per cento dello stipendio che spetterebbe normalmente per ora lavorata.

Quando e come viene concessa generalmente la cassa di integrazione?

La cassa integrazione viene in genere richiesta dall’impresa ed è spesso frutto di trattative con i sindacati e con le autorità di governo nazionale, in genere il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo economico. Una volta concessa, la cassa integrazione viene pagata direttamente al lavoratore dalla sua azienda (che riceve poi un conguaglio da parte dell’INPS) oppure, se l’azienda si trova in particolari difficoltà, il pagamento viene fatto direttamente dall’INPS. Inoltre, a seconda della tipologia di cassa integrazione, il sussidio può essere finanziato dai contributi aggiuntivi versati da lavoratori e aziende oppure dalla fiscalità generale, cioè le imposte che paghiamo tutti.

Tuttavia la cassa di integrazione ha regole piuttosto stringenti per essere concessa, sia per quanto riguarda il tipo di imprese che possono riceverla sia per il tempo massimo in cui può essere concessa. E il limite principale è che possono usufruirne soltanto le imprese con più di 5 dipendenti.

La misura adottata dal governo

Per oltrepassare questi limiti, i vari governi hanno da tempo introdotto vari regimi di cassa integrazione “in deroga”, poiché appunto deroga dalle normali limitazioni che regolano la cassa integrazione: è proprio questo tipo di sussidio a cui il governo ha deciso di ricorrere per fronteggiare la situazione attuale. La cassa integrazione in deroga prevista per affrontare le conseguenze economiche della pandemia sarà destinata ai lavoratori dipendenti di tutte le imprese, comprese quelle sotto i cinque dipendenti e le ditte individuali, e sarà estesa ai mesi di Marzo e Aprile. Inoltre, altri interventi saranno invece destinati ai lavoratori autonomi.

Cos’altro prevede il decreto “Cura Italia”

Le misure contenute nel decreto Cura Italia costeranno approssimativamente 25 miliardi di euro (circa 1,5 punti di Pil) alle casse dello Stato, cifra importante che contribuirà a un massiccio aumento delle spese e consequenzialmente del deficit, ma che è necessaria per evitare il collasso dell’intero apparato economico italiano. Oltre ai fondi per la cassa integrazione, il decreto include nuove risorse per il sistema sanitario, un estensione del congedo parentale e un bonus per lavoratori autonomi, stagionali e altre categorie. Inoltre, sul fronte delle imprese, lo stesso pacchetto assicura maggiori liquidità e credito alle imprese per 350 miliardi ed euro.

Tempi straordinari richiedono misure straordinarie.

[Articolo di Michele Minervini]

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