Negli ultimi giorni si  è aperta un’ampia discussione riguardante un farmaco, l’Avigan (noto in termini scientifici come Favipiravir), che potrebbe miracolosamente risollevare le sorti del nostro Paese e delle migliaia di contagiati da questo maledetto virus.

Lunedì scorso, 23/03/2020, l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), ha deciso di avviare la sperimentazione di questo farmaco in Italia, soprattutto dopo svariati pressing fatti dalle due regioni che in Italia sono più colpite e stremate: Lombardia e Veneto.

Il tutto è iniziato con una diffusione pazzesca sui social del video di un ragazzo che dal Giappone, descrive questo farmaco dagli effetti miracolosi, in grado di poter giungere addirittura ad un tasso di cura del  91%.

Da allora molta è stata l’informazione diffusa, ma molta soprattutto è la disinformazione che si è generata a riguardo sui social.

Ecco perché noi di PausaCafè abbiamo deciso di fare delle ricerche appropriate in ambito scientifico, per cercare di far chiarezza su questa possibile svolta alla lotta al Covid-19.

Tutto ciò che vi diciamo è basato su tre studi cinesi sviluppati sul farmaco Favipiravir.

Il primo di questi si basa su un test in vitro di comparazione tra vari farmaci, che possono agire su cellule infette da Covid. Il farmaco viene fatto agire su cellule infettate, per poi osservarne gli effetti nel tempo. Come è possibile notare anche dal grafico qui in basso, il Favipiravir (FVP) ha un buon livello inibitorio sul virus, ma rientra anche nella media rispetto ad altri farmaci testati. In più però si evince come questo farmaco abbia una alto tasso di Citotossicità.

Di certo però non ci possiamo accontentare di un test in vitro. Servono i test clinici per vedere gli effettivi risultati del Favipiravir.

Ebbene gli altri due studi fanno proprio questo. L’Avigan è sperimentato in un Trial clinico, ovvero in un esperimento scientifico in cui il campione di pazienti presi in esame, viene diviso in due gruppi. Il primo gruppo verrà sottoposto ad una cura da Favipiravir, l’altro invece riceverà la classica terapia che ora è in atto. In questa maniera è possibile comparare le due terapie e registrarne i risultati per vedere se effettivamente l’FVP è una soluzione efficace contro il Coronavirus.

Nel primo studio i fattori presi in esame per valutare l’efficacia del farmaco sono due:

  • La carica virale.
  • Le condizioni polmonari derivanti da un’analisi di una tac toracica. Essendo questo un dato derivante da  un’osservazione soggettiva di un medico, si è voluto standardizzare il più possibile l’output del riscontro medico utilizzando una scala che va da 1 a 72 per indicare la gravità della situazione dei polmoni (dove 1 è un polmone pressoché sano e 72 molto aggravato).

Ciò che ne viene fuori è che il Favipiravir ha effettivamente un buon risultato sui pazienti a cui è applicato, addirittura il 91% dei pazienti raggiunge un miglioramento significativo della tac toracica (ecco da dove viene probabilmente quel dato tanto diffuso). Il problema di questo studio è che prende in esame solo soggetti con una gravità polmonare tra il 10imo e il 12esimo livello.

Possiamo quindi concludere che il farmaco ha un azione efficace, ma nei soggetti non gravemente ammalati.

Il secondo studio è invece, da un punto di vista statistico, più preciso. Viene condotto un trial clinico su un campione più grande di pazienti rispetto a prima (240 in totale) e i soggetti campionati sono presi casualmente in quanto riportano varie condizioni di gravità della malattia (sono esclusi dal test i pazienti ad uno stato terminale).

Sono valutati vari aspetti sella salute dei pazienti, come il grado di ossigenazione e il miglioramento dei classici sintomi da Coronavirus.

Il test evidenzia, come anche mostrato nella tabella qui in basso, che nei pazienti che non hanno mai ricevuto altri trattamenti antivirali il Favipiravir è la terapia da preferire, rispetto ad altre. Questo possiamo affermarlo perché dopo 7 giorni dall’inizio, riesce a sortire effetti di cura migliori e sul 61,21% di pazienti (116 sottoposti a cura da FVP) riduce notevolmente gli effetti della malattia, in confronto al 51,67% dei miglioramenti registrati nello stesso tempo su un gruppo di 120 pazienti sottoposti ad una terapia differente.

Purtroppo la conclusione che ne possiamo trarre non porta comunque al miracolo sperato, in quanto sì gli effetti sono positivi, specie ai primi stadi della malattia, ma non porta a quei dati ottimistici che hanno fatto sperare tutto il Paese. Sicuramente potrà essere un’arma in più in questa guerra che con gli sforzi di tutti potrà finire.

[Articolo di Francesco Savino]

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