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6000 Sardine, il fenomeno di sinistra che conquista l’Italia

6000 Sardine, il fenomeno di sinistra che conquista l’Italia

Le sardine: chi sono e perché scendono in piazza?

Migliaia di italiani in questi giorni si sono riversati nelle piazze semplicemente con delle sardine stampate, inaugurando un nuovo fenomeno spontaneo di piazza cui ci eravamo un po’ disabituati.

Infatti era dal lontano 2007 che non assistevamo a manifestazioni così nutrite che si diffondono a macchia d’olio dal Nord al Sud d’Italia, quando i Vaffa Days di Beppe Grillo si nutrivano della rabia delle piazze per poi penetrare nella vita politica con la fondazione nel 2009 del Movimento 5 Stelle.

Assecondiamo allora la nostra curiosità e scopriamo chi sono le sardine. E anche se sei capitato accidentalmente su questo articolo mentre cercavi su Internet una ricetta culinaria a base di sardine, continua comunque a leggere e scoprirai l’esistenza di sardine che scendono in piazza e manifestano.

Perché nascono le sardine?

A metà novembre, in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio, Matteo Salvini, leader del partito politico della Lega, era pronto a dare il via alla campagna elettorale del suo partito a Bologna in un’arena che ospitava 5.700 persone. Nel frattempo quattro ragazzi trentenni, insofferenti ed ostili alla visione politica di Salvini, decidono di creare e diffondere un evento su Facebook circa un raduno “flash mob” a piazza Maggiore a Bologna, rivolgendosi a coloro che si ritenessero contro la retorica populista e sovranista che vede come capofila Matteo Salvini ma esplicitando di partecipare senza bandiere di partiti politici. Gli organizzatori speravano nella presenza di pressoché 6.000 persone e da qui l’appellativo con cui si sono autodefiniti: “6000 sardine”, nome che nasce dall’idea di stare tutti stretti come sardine in scatola. E invece l’affluenza è andata oltre le aspettative, essendo stati raggiunti da 15.000 persone di tutte le età.

Decine di migliaia di sardine a Roma, piazza San Giovanni

Dalla piazza di Bologna, sono state organizzati altri raduni che hanno riempito prima le piazze intorno alla regione e poi lungo l’Italia, passando da Firenze a Palermo, da Torino a Napoli, per arrivare il 14 dicembre a piazza San Giovanni a Roma.

Nate inizialmente per contrastare la campagna elettorale di Salvini, il quale punta a conquistare una regione -l’Emilia-Romagna- da sempre governata dalla sinistra, le sardine sono diventate dunque un vero e proprio fenomeno nazionale.

Qual è la loro identità?

Uno dei cartelloni esposti nei flash mob delle sardine

Così come ogni movimenti della società civile, anche quello delle sardine è portatore di un sentire politico diffuso. Tuttavia il messaggio che i manifestanti desiderano trasmettere non si identifica con una precisa fazione partitica ed è lungi dall’essere interpretabile in maniera univoca. Nonostante l’eterogeneità del movimento, però, le sardine sono accomunate dalla stesso sentimento di avversione nei confronti di un politica della propaganda, della violenza verbale, della discriminazione e dell’odio e in più di un’occasione hanno manifestato un’identità tipicamente di sinistra: infatti, in ogni piazza dove si sono radunati, si è innalzato un coro che cantava all’unisono una canzone di resistenza antifascista, “Bella Ciao“, strettamente associata alla sinistra italiana per decenni. Inoltre, le sardine si dichiarano l’antidoto al sovranismo e al populismo e gli anticorpi della democrazia.

La risposta di Salvini e del mondo politico

Il tono pacifico e rispettoso delle manifestazioni ha reso difficile per Salvini deriderle con le sue solite caratterizzazioni. Il leader della Lega si è prima burlato del gruppo scrivendo su Twitter che gli piaceva di più i gattini perché “mangiano sardine quando hanno fame”, poi è passato a criticare la mancanza di proposte del movimento (critica condivisa da altri esponenti politici e opinionisti). In seguito ha espresso apprezzamento per il suo impulso democratico, dicendo: “Più persone partecipano, meglio è”, un ammorbidimento che potrebbe essere derivato dal timore di una possibile ammaccatura nei suoi numeri dei sondaggi dovuta alle dimensioni del movimento delle sardine.

Il tweet di Matteo Salvini in risposta al movimento delle sardine

Mentre, a sostenere le sardine, o ad affermare di guardarlo con favore, sono state non solo personalità di centrosinistra come Romano Prodi, ma anche di altre estrazioni politiche, come il professor Mario Monti, o sociali, come il cardinale Parolin, segretario di Stato Vaticano: è vero che il movimento, malgrado le dichiarazioni che ne professano l’essere apartitico, è molto vicino alla galassia di sinistra ma è anche indubbio che persone di tutte le ideologie sono scese in piazza perché esasperate dall’incattivimento del dibattito politico nell’Italia di oggi.

Qual è il futuro delle sardine?

Alcuni sondaggi hanno dimostrato che se le sardine diventassero un partito, catturerebbero il 17% dell’elettorato nazionale. Tuttavia, la vera misura del movimento arriverà nelle elezioni dell’Emilia Romagna, vero banco di prova dell’efficacia dei mezzi e del linguaggio adottati dalle sardine.

Mentre le sardine si oppongono a Salvini e al nazionalismo, se alla fine il movimento avrà importanza può dipendere dal fatto che chiarisca ciò che rappresenta al di là della civiltà e dei diritti umani e al di là della mera opposizione ad un esponente politico.

Resta solo da vedere se le sardine resteranno vicine e unite anche nelle urne, dando così un senso al risveglio di una coscienza di un’identità di piazza, in un periodo in cui si evincono sempre di più le problematicità della rappresentatività della repubblica parlamentare.

1 Comment
  • Benedetto Dieghi
    Posted at 14:52h, 17 Dicembre Rispondi

    L’idea di “combattere ” il puopulismo, il sovranismo e la violenza verbale caratteristiche della destra italiana è giusta. Adesso questo movimento si deve dare una struttura, che non necessariamente deve corrispondere ad un partito politico, come più volte i loro referenti hanno affermato, ma contribuendo col fornire idee per il miglioramento del paese, aiutando i politici in questo delicato ed oneroso compito. Poi, fra qualche mese, potrebbe confluire in una delle formazione politiche già esistenti.

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